Le terapie farmacologiche per i disturbi psichiatrici

Oltre alla psicoterapia, il trattamento farmacologico è una delle scelte terapeutiche possibili nel momento in cui viene diagnosticato un disturbo psichiatrico. Sarà il clinico a valutare quale forma di trattamento è la più idonea per il paziente, tenendo conto di vari fattori.

Molto spesso si propone un abbinamento di farmacoterapia e psicoterapia, in modo da aumentare la probabilità di remissione. In base agli studi disponibili, infatti, alcune tipologie di disturbo traggono il maggior beneficio dall’associazione di entrambi i tipi di trattamento, soprattutto per ridurre il rischio di ricadute.

Terapia psicofarmacologica della depressione

Il cardine sono i farmaci antidepressivi che rappresentano la terapia farmacologica specifica per questo disturbo. Gli antidepressivi di scelta sono oggi appartenenti alla categoria degli Inibitori Selettivi del Re-uptake della Serotonina (l’acronimo inglese è SSRI) perché altrettanto efficaci di altri tipi di antidepressivi ma più tollerabili e sicuri.

Diversamente i farmaci sedativi ed ipnotici, spesso usati come sintomatici nei disturbi del sonno associati alla depressione, dovrebbero essere impiegati per brevi periodi e sotto attento controllo medico.

Cenni di terapia per i disturbi d’ansia

Antidepressivi

Gli antidepressivi appartenenti alla classe degli SSRI rappresentano i farmaci più indicati per la terapia dei disturbi d’ansia: inoltre, rappresentano la terapia di scelta qualora vi sia un disturbo depressivo concomitante. La risposta a questi farmaci non avviene prima di 4 settimane (in alcuni casi dopo 8-12). Si inizia solitamente a dosaggi bassi per evitare la sindrome da attivazione che potrebbe esacerbare la sintomatologia ansiosa, per poi salire alla dose piena da proseguire per almeno 12 mesi.

In caso di non risposta agli SSRI può essere indicata terapia con antidepressivi appartenenti ad altre classi (ad es. Venlafaxina per il trattamento del disturbo d’ansia generalizzata).

Ansiolitici

Gli ansiolitici della classe delle Benzodiazepine sono considerate un trattamento aggiuntivo da utilizzare all’inizio della terapia laddove sia necessario un controllo rapido dei sintomi (riduzione ansia anticipatoria ed evitamento) e la riduzione dei sintomi da attivazione della terapia con SSRI.

Trattamento del disturbo bipolare

Il trattamento psicofarmacologico è il cardine della terapia del disturbo bipolare; è di stretta pertinenza dello specialista in quanto risulta piuttosto complesso e deve essere opportunamente modulato a seconda della fase del disturbo. L’elemento principale della terapia farmacologica è lo stabilizzatore dell’umore; attualmente i prodotti più utilizzati sono i sali di litio e quattro farmaci che nascono come antiepilettici, ovvero la carbamazepina, l’acido valproico, il gabapentin e la lamotrigina.

Ai farmaci stabilizzatori dell’umore possono essere aggiunti, nelle fasi di scompenso, farmaci antidepressivi o antimaniacali (antipsicotici), a seconda delle necessità. In nessun caso va interrotta la terapia con lo stabilizzatore dell’umore.

Oltre ai farmaci va ricordato che questi pazienti dovrebbero sempre mantenere uno stile di vita regolare, non trascurare il sonno e non utilizzare sostanze di abuso. Inoltre dovrebbe essere sempre fornito un intervento psicoeducazionale specifico volto a spiegare al paziente i vari aspetti del disturbo e a migliorare la compliance alla terapia.

E’ fondamentale spiegare al paziente che la mania, anche nelle forme più lievi, è sempre pericolosa in quanto può peggiorare in ogni momento e perché mantiene attivo un circolo di alterazione timica che esiterà, presto o tardi, in una ricaduta depressiva. Al paziente si può fare l’esempio del “pendolo” che quanto più si sposta verso una direzione, tanto più pesantemente ricadrà in quella opposta.

Farmacoterapia del Disturbo Borderline di Personalità

I farmaci più utilizzati sono gli antidepressivi della classe SSRI, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, che in alcuni pazienti sono prescritti in un dosaggio più elevato rispetto a quello abitualmente utilizzato per il trattamento della depressione e che sembrano essere efficaci nella riduzione dell’instabilità affettiva e dei cambi di umore e sono in grado di diminuire l’aggressività, l’impulsività e la rabbia intensa tipiche del disturbo (Gabbard, Psichiatria Psicodinamica, 2007).

L’uso dei farmaci può migliorare in questi casi la qualità della psicoterapia, dal momento che alcune caratteristiche del paziente come la rabbia eccessiva o la disforia possono interferire con le capacità introspettive e l’abilità riflessiva del paziente. In determinati casi, ad esempio se il soggetto con DBP non risponde agli SSRI o se i sintomi di disregolazione affettiva sono particolarmente problematici, possono essere prescritti altri farmaci, come il litio, anche se bisogna sempre tenere presente gli effetti collaterali, soprattutto perché i pazienti con DBP sono spesso inclini all’abuso di farmaci e alla scarsa aderenza al trattamento.

Ricordiamo inoltre che il disturbo borderline di personalità si presenta spesso in comorbidità con disturbi dell’asse I che richiedono un trattamento di tipo farmacologico, come la depressione o la distimia.

Crediti immagine: Freepik

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